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domenica 10 febbraio 2013

Pescara




Ho trovato per caso il video ufficiale della mia città e mi è venuta voglia di condividerlo con voi.

Certo che la città in cui vivo è diventata bella con il passare degli anni.

Non me ne ero accorta, visto che da tanto non vado in centro, nè frequento isole pedonali,  piste ciclabili,  parchi,  ponti sospesi nell'aria.

A Pescara il tempo vola, hanno scritto gli ideatori del video.

Se non la filmavano dall'alto non l'avrei mai immaginato.

Ma per una che il mondo lo guarda dal basso, l'unica cosa di cui si rende conto sono le barriere architettoniche, le betonelle con cui hanno lastricato tutto, strade e marciapiedi.

Le ruote, si sa non scivolano leggere sul pavimento bello, che dà tanto l'aria di antico, dà calore e tono ad una città che non vanta antiche genealogie.

Ricordo quando ero bambina e della mia città conoscevo ogni anfratto.

Ricordo le passeggiate sulla riviera, con Gianni, quando eravamo fidanzati.

Ricordo le lunghe attese al passaggio a livello finchè non arrivava il treno, ai saluti che ci scambiavamo con la gente affacciata ai finestrini.

Ora la stazione è sopraelevata e se vuoi vedere un treno ci sono le scale mobili.

Mio padre faceva il capostazione e lì era il nostro quartier generale.

Di noi figli, dico, di mia madre.

Quando cominciarono a costruire la nuova stazione, mio padre era ancora in servizio e s'illuse che all'inaugurazione avrebbe partecipato anche lui.

Ci misero 20 anni. Troppi per uno che ne aveva già tanti sopra le spalle.

Abbiamo insieme sperimentato quanto il progresso ci aveva rubato. 

Poi se n'è andato e mi ha lasciato sola a guardare la città con gli occhi degli altri, dall'alto di un elicottero

lunedì 28 novembre 2011

L'olivo



Si può essere tristi per un olivo che viene abbattuto?
Non pensavo che mi facesse così male vedere la pianta, sotto la cui ombra ci siamo rifugiati per tanti anni, cadere ingloriosamente sotto i colpi di una ruspa inclemente.
Ha dovuto fare spazio alle macchine che nel frattempo sono aumentate. Al suo posto sorgeranno garages .
36 anni fa, quando fu costruita la casa, l'unico albero che sopravvisse alle ruspe fu lui, l'olivo che divenne sempre più rigoglioso a e verdeggiante .
I bambini ci facevano il girotondo, la tana per il nascondino, il campo di prova delle loro prodezze , scalandolo, gettando ai rami e agli uccelli sassi e pigne e nel tempo del raccolto godendo della festa di un copioso raccolto.
Noi mamme e poi nonne sedute sulle panchine a ridosso, abbiamo intrecciato discorsi e fili di vari colori sulle nostre creazioni d'amore.
Abbiamo vigilato sui nostri bambini insieme all'albero amico, agli uccelli che vi si posavano che con il canto rallegravano l'aria.
Ripenso con nostalgia a quel " Ci può pensare anche il vento" che disse Giovanni quando la palla s'impigliò nei suoi rami.








venerdì 11 novembre 2011

Diventare grandi


Emanuele è diventato grande.
Finalmente anche a lui cadono i denti come a quelli della scuola primaria.
La scuola materna gli si sta facendo un po' stretta, poichè cresce a vista d'occhio e sembra voglia superare i duemetri del padre.
Ricordo quello che scrissi
quando cominciò ad andare solo.
Quanti passaggi, quante speranze, quante delusioni.

Questa mattina sono andata dal dentista per salvare gli ultimi denti rimasti, ben pochi in verità, e mi sto sforzando di ricordare cosa provai quando mi cadde il primo dentino.

sabato 6 maggio 2006

Se tornassi a vivere...




Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se, potendo rinascere, avrei vissuto la vita in maniera diversa. Li per li ho risposto di no, poi ci ho pensato un po' su e...
Potendo rivivere la mia vita, avrei parlato meno e ascoltato di più.
Non avrei rinunciato a invitare a cena gli amici soltanto perché il mio tappeto aveva qualche macchia e la fodera del divano era stinta.
Avrei mangiato briciolosi panini nel salotto buono e mi sarei preoccupata molto meno dello sporco prodotto dal caminetto acceso.
Avrei trovato il tempo di ascoltare il nonno quando rievocava gli anni della sua giovinezza.
Non avrei mai preteso, in un giorno d'estate, che i finestrini della macchina fossero alzati perché avevo appena fatto la messa in piega.
Non avrei lasciato che la candela a forma di rosa si sciogliesse, dimenticata, nello sgabuzzino. L'avrei consumata io, a forza di accenderla.
Mi sarei stesa sul prato con i bambini senza badare alle macchie d'erba sui vestiti.
Avrei pianto e riso di meno guardando la televisione e di più osservando la vita.
Avrei condiviso maggiormente le responsabilità di mio marito.
Mi sarei messa a letto quando stavo male, invece di andare febbricitante al lavoro quasi che, mancando io dall'ufficio, il mondo si sarebbe fermato.
Invece di non veder l'ora che finissero i nove mesi della gravidanza, ne avrei amato ogni attimo, consapevole del fatto che la cosa stupenda che mi viveva dentro era la mia unica occasione di collaborare con Dio alla realizzazione di un miracolo.
A mio figlio che mi baciava con trasporto non avrei detto: "Su, su, basta. Va' a lavarti che la cena è pronta".
Avrei detto più spesso: "Ti voglio bene" e meno spesso: "Mi dispiace"... ma soprattutto, potendo ricominciare tutto daccapo, mi impadronirei di ogni minuto... lo guarderei fino a vederlo veramente.., lo vivrei... e non lo restituirei mai più.
( Enna Rombeck)